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II

LEONE, PRIMO ARCIVESCOVO SIPONTINO E GARGANICO

Uno dei  periodi più interessanti della storia del   Santuario e della città dell’Arcangelo, ritengo possa essere unanimemente attribuito all’XI secolo, sia per il rilievo degli avvenimenti che lo caratterizzarono, sia per la presenza d’alcuni personaggi che hanno contribuito notevolmente all’affermazione del loro ruolo storico e culturale.

Nella prima meta di questo secolo, la diocesi di Siponto, nella cui giurisdizione insiste il Santuario di S. Michele, riacquista la sua autonomia da Benevento ed è elevata alla dignità di arcidiocesi, a capo della quale è posta una forte personalità, quella di Leone Garganico (1023 –1050?), già sacerdote latino del capitolo della Basilica.

Le notizie su Leone non sono molte e non sempre completamente attendibili. Un’approfondita indagine su questo illustre prelato è stata eseguita da Ciro Angelillis (Profili di personaggi antichi e moderni della città di Monte Sant’Angelo, Lucera 1908; L’antichissimo Comune di Monte Sant’Angelo, Lucera 1914; Il Santuario del Gargano e il culto di S. Michele nel mondo, voll. 2, Foggia 1955 – 1956), il quale, però, lasciandosi trasportare dal sentimento d’amore per la sua terra, opera un’amplificazione “eroica” del personaggio sulla scorta di  semplici indizi e di congetture non supportati da una probante documentazione. Un buon esame critico della figura storica di questo Arcivescovo è svolto, invece, da A. Ciuffreda (Uomini e fatti della Montagna dell’Angelo, Foggia 1989), che ne tratteggia un profilo abbastanza convincente, ma che, a mio  parere, risente troppo della preoccupazione di “guardarsi dalla tentazione di imporre aureole”, finendo, così, per ridimensionare eccessivamente il personaggio.

Non è mia intenzione entrare nei particolari della questione, perciò, a quanti  desiderano saperne di più, rinvio alle opere citate. Vero è, in ogni caso, che, nativo di Monte Sant’Angelo, l’Arcivescovo Leone I (come arcivescovo, II come vescovo) preferisce dimorare nella città garganica, intitolandosi Arcivescovo sipontino e garganico. Fa costruire, forse, il palazzo arcivescovile, da identificarsi con molta probabilità nell’attuale edificio di Via Reale Basilica, 52, oggi rimaneggiato, ampliato e destinato ad uso privato. Ma soprattutto egli si trova al centro di un programma d’arricchimento architettonico e decorativo tanto del Santuario di S. Michele, quanto della cattedrale di Siponto.

Non ci sono pervenuti documenti che attestano la data della sua elezione, tuttavia essa non può essere certamente posteriore al 1023, come si desume da un suo atto di donazione della chiesa abbandonata di S. Maria di Calena con tutte le sue pertinenze, al monastero di Tremiti, nel quale si sottoscrive “En Ego Leo divina concedente gratia sancte Sipontine sedis ARCHIEPISCOPUS” (cfr. A. PETRUCCI, Codice diplomatico del monastero di Tremiti, Roma 1960, pp. 24-27, doc. n. 8).

Peschici. Interno della chiesa di S. Maria di Calena.

La maggior parte degli studiosi ritiene che la sua nomina ad arcivescovo gli sia stata conferita dalle autorità bizantine al tempo in cui Siponto e il Gargano erano sotto la giurisdizione dell’impero d’Oriente, “al fine precipuo di staccare i Longobardi di Capitanata da quelli dei Principati e di meglio assicurare la loro fedeltà politica” (cfr P. CORSI, Le diocesi di Capitanata in età bizantina: appunti per una ricerca, in AA.VV., Storia e arte nella Daunia medievale, 1985 p. 57) e ratificata, solo in seguito ad una politica di riavvicinamento tra Roma e l’impero d’Oriente, dal papa Benedetto IX “ in un periodo compreso tra il 1036 ed il 1040” (cfr. P. CORSI, op. cit., p.68). Che Leone abbia goduto il favore delle autorità bizantine, lo confermano alcuni documenti ufficiali riguardanti il monastero di San Giovanni in Lamis (oggi S. Matteo), nei quali, per sua intercessione, sono concessi dei privilegi (cfr. P. CORSI, op. cit.p.69).

E’ Leone, dunque, che fa gli onori di casa, quando l’imperatore Enrico II il santo, impegnato nell’assedio di Troia, unitamente al papa Benedetto VIII, suo sostenitore contro i Bizantini, ascendono (1022) in pellegrinaggio il Gargano per venerare il Celeste Condottiero (cfr. F. CARABELLESE, L’Apulia e il suo comune nell’Alto Medioevo, Bari 1905, p. 164). Della visita al Santuario di questo pio imperatore hanno trattato, oltre a diversi scrittori italiani e germanici, anche C. Angelillis (Il Santuario del Gargano … cit. vol. II, 1956, pp. 197 e ss.) e, ultimamente, M. Azzarone in un articoletto apparso sulla rivista del Santuario “Michael”.

Enrico II il Santo (miniatura).

Durante il pontificato di Leone, la celebrità del Santuario assume definitivamente una dimensione europea e l’Angelica Spelonca viene consolidandosi quale tappa insostituibile nel circuito della più celebrata peregrinatio medioevale per Gerusalemme (Homo – Angelus – Deus). Monte Sant’Angelo diventata gradatamente punto d’incontro di pellegrini, commercianti e crociati provenienti dall’Italia e da tutta l’Europa cristiana. I rapporti tra questa gente e gli abitanti del posto, lo scambio d’esperienze culturali ed artistiche diverse, sono i presupposti sui quali proprio nella città dell’Arcangelo maturano i primi nuovi canoni artistici del romanico in Puglia, i quali, passando per Siponto, si diffondono fino a Canosa, a Trani e a Bari.

Il merito di tale fioritura si deve all’arte dello scultore Acceptus, contemporaneo di Leone, anch’egli nativo del luogo e prima dignità del Capitolo garganico. Nelle sue opere, pervenuteci in modo frammentario, (eccetto il pulpito della cattedrale di Canosa), si riconosce, pur nel prevalere ancora dell’influenza culturale bizantina, una capacità creativa ed espressiva autonoma e originale. Sono state, infatti, proprio le sue sculture, realizzate per la diocesi di Siponto a permettere di ricostruire la rete storica ed evolutiva del romanico pugliese.

Monte Sant'Angelo, Museo Lapidario della Basilica. L'aquila dell'ambone di Acceptus.

Se l’esordio di tale attività artistica si debba far risalire a Leone, quale promotore o mecenate, o come semplice animatore (vedi A. Ciuffreda, op. cit., p. 85 ) è, a mio parere, poco rilevante perché non cambia la consistenza delle vicende storiche e culturali che contraddistingue il suo episcopato. Non a caso, infatti, è questo il periodo in cui il Santuario e la città si arricchiscono d’opere d’arte e sono tracciati gli elementi essenziali del loro futuro prestigio religioso e politico.

Il nostro Arcivescovo forse non è stato uno stinco di santo, come sostiene in conclusione A. Ciuffreda nel citato suo saggio,   forse, quello di Leone non è stato “il periodo più fortunato e fiorente per il nostro popolo”, come asserisce l’Angelillis ( Il Santuario del Gargano… cit., vol. I, p. 272), ma non si può che essere d’accordo con quest’ultimo (Ibidem, p. 295) sul fatto che a Leone, direttamente o indirettamente, si deve l’emancipazione della diocesi sipontina da quella di Benevento e la vivacità religiosa, culturale ed artistica della città dell’Arcangelo in questa prima parte di secolo.

C’è di più. Due storici dell’arte, il tedesco Schulz e il francese Berteaux, visitando nel XIX secolo il Santuario e osservando la marmorea cattedra episcopale (XI-XII sec), affermano di aver letto alla sua base l’iscrizione “SUME LEON[I] (“attribuisci quest’opera a Leone”, cioè all’arcivescovo sipontino – garganico Leone I), equivalente a “ESTO LEONI” letto dal Wackernagel su di un frammento marmoreo della coeva cattedra sipontina.

Monte Sant'Angelo, Grotta di S. Michele. La cattedra episcopale.

Il duplice titolo usato da Leone e che si è voluto intenzionalmente ricordare, tende a riassumere il senso dell’iscrizione riportata sullo schienale della cattedra, vale a dire in parole semplici che Monte Sant’Angelo e Siponto hanno gli stessi diritti di cattedrale. Per questo, Alfredo Petrucci non esita a definirla come la “cattedra del litigio” tra i due cleri, garganico e sipontino, circa la famosa e annosa querelle sulla concattedralità delle due chiese. In realtà il nostro prelato non fa altro che applicare alla lettera ciò che varie bolle papali, a cominciare da quella ritenuta falsa di Vitaliano I (668), confermano ad ogni nuovo vescovo metropolita di Benevento, sempre, più o meno, con le seguenti parole: ”Concedimus tibi Bibinum, Ausculum,   Larinum… et Ecclesia Sancti Michalis Archangeli in Monte Gargano et Sipontinam Ecclesiam” (trad. “Concediamo a te [cioè, al vescovo di Benevento] Bovino, Ascoli, Larino, … la Chiesa di S. Michele Arcangelo sul Monte Gargano e la Chiesa Sipontina”). 

Alcuni storici dell’arte sostengono che tale iscrizione è posteriore all’esecuzione della cattedra. Essa, in ogni caso, è sintomatica di uno stato di disagio, d’insofferenza da parte tanto del clero quanto dei cittadini montanari, i quali aspirano a veder riconosciuto ufficialmente sia un antico diritto, sia l’importanza raggiunta dal Santuario e dalla città. Di fatto, d’ora in poi e per circa tre secoli, i due cleri saranno sempre in lotta tra loro, con alterne conferme e smentite papali, fino al 1661, quandola Sacra Congregazionedei Vescovi Regolari risolve definitivamente la questione a favore della “nuova Siponto”, Manfredonia.

Incerta è la data della morte di Leone. Alcuni ritengono che l’arcivescovo, durante il Sinodo del 1050, tenuto a Siponto dal papa Leone IX (una delle molteplici assisi promosse da questo papa, il quale si diede con energia alla riforma del clero), sia stato destituito, perché avrebbe acquistato il titolo in modo non lecito. Da ciò, la sua scomparsa dalla scena. Altri, invece, sostengono che egli sia morto subito dopo il Sinodo.

Francobolli commemorativi emessi dal Vaticano nel millennio della nascita di Papa Leone IX.

Sta di fatto che, per l’eccessiva litigiosità del clero sipontino e garganico, Leone IX, non sapendo, o non volendo prendere una decisione a favore dell’uno o dell’altro, nel 1053, con la bolla “Cum summae apostolicae dignitatis. Apex.” unisce nuovamente la diocesi sipontina a quella di Benevento.

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